domenica 22 febbraio 2009

La dialettica del terzo millennio

Il personal coach Dr. Antonio Dondolini illustra i vantaggi di un corretto uso della dialettica nei rapporti interpersonali, fornendoci alcuni consigli pratici 

Se cerchiamo la parola “dialettica” sul sito dell'enciclopedia Treccani ne ricaviamo questa definizione (in estratto):
“dialettica: arte del dialogare, del discutere, come tecnica e abilità di presentare gli argomenti adatti a dimostrare un assunto, a persuadere un interlocutore, a far trionfare il proprio punto di vista su quello dell'antagonista”

In realtà questa definizione, ovviamente corretta da un punto di vista linguistico, non coglie appieno cosa si intende per “dialettica” all'interno del coaching. 

Infatti, piuttosto che far prevalere la mia tesi, le mie idee, il mio punto di vista su quello dell'interlocutore, in ambito di coaching si preferisce intendere la dialettica come un percorso comune attraverso il quale due o più interlocutori, che spesso partono da posizioni molto distanti, riescono a trovare una nuova terza posizione di sintesi capace di soddisfare le esigenze di entrambi. Questa visione abbandona l'idea della dialettica come scontro “ad un vincitore” per sostituirvi una visione nella quale “vincono tutti”; dove cioè viene trovata una nuova soluzione che contempera le esigenze, i punti di vista, le sensibilità e le esperienze di tutti i soggetti.

Quindi essere padrone dell'arte della dialettica non significa essere in grado di far prevalere le proprie idee nei confronti degli altri. Significa invece saper dare i giusti stimoli alla discussione in modo da orientarla alla costruzione di una soluzione condivisa che sia una sintesi, ad un livello più alto, di tutti i punti di vista delle persone coinvolte. Questa è, in sintesi, la dialettica del terzo millennio.

I vantaggi di questo diverso modo di intendere la dialettica sono subito evidenti. Laddove la definizione di dialettica come scontro portava ad un vinto ed ad un vincitore, con conseguenti malcontenti, insoddisfazioni e tensioni a livello interpersonale; bene, allo stesso modo la dialettica del terzo millennio rende tutti vincitori, aumentando il livello di consenso sulla propria persona, la soddisfazione di tutti gli individui coinvolti e migliorando notevolmente i rapporti interpersonali. Riuscire ad individuare una soluzione nuova e condivisa infatti aumenta notevolmente il prestigio di colui che ha guidato la discussione ed ha saputo stimolare gli altri in questa direzione.
A questo punto è naturale che sorga una domanda: “ma se non si riesce a trovare una sintesi? Se non si giunge ad una soluzione nuova e condivisa? Se tale soluzione addirittura non esiste?” In realtà la soluzione esiste. Sempre. Se non si riesce ad individuarla è perché non si possiedono gli strumenti dialettici per raggiungerla. Perché le persone coinvolte non hanno la capacità dialettica di orientare la discussione verso questa soluzione condivisa. 

E gli effetti di questa incapacità dialettica sono, purtroppo, sotto gli occhi di tutti. Dagli scontri in famiglia, sul lavoro, nel condominio per arrivare ai tragici scontri tra popoli e nazioni che nel corso della storia hanno causato milioni di vittime. Tutto ciò può essere evitato con la dialettica del terzo millennio. Gli scontri possono essere trasformati in momenti costruttivi nei quali gli individui, i gruppi, le aziende, le famiglie, i popoli trovano insieme nuove e stimolanti soluzioni che rendono tutti vincitori. E, lo ripeto, le soluzioni esistono sempre. Il problema è possedere gli strumenti giusti per individuarle.

Nel corso della mia attività di coach mi sono sentito rivolgere anche un'altra obiezione. Alcune persone mi hanno detto “Sì, è vero, la capacità dialettica consente di trasformare situazioni personali, familiari o aziendali pesanti in momenti positivi, piacevoli e fortemente costruttivi. Ma io non ho questa capacità. La hanno altre persone, che forse ci sono nate. Io invece non ho questo dono e non l'avrò mai”. Questa obiezione, perfettamente comprensibile in persone che hanno sempre avuto problemi nella dialettica interpersonale, non è però rispondente alla realtà. 

La cose infatti, e fortunatamente, stanno in modo diverso. E qui viene fuori la potente ed efficace impostazione del lavoro di coaching. 

Infatti da una parte è vero che esistono persone che hanno questa capacità e che risultano quindi comunicatori e negoziatori “nati”. E' altrettanto vero, però, che questa capacità può essere acquisita da chiunque. Si, proprio da chiunque. Ho avuto alcuni clienti che all'inizio del loro percorso di coaching non sapevano assolutamente affrontare un discussione né tantomeno impostare un dialogo minimamente costruttivo. Ho visto le stesse persone dopo pochi incontri aver acquisito strumenti dialettici tali da mettere in difficoltà anche gli oratori più esperti. 

Questo è perfettamente ovvio e normale. Infatti nel coaching non vi sono abilità umane che non possano essere imparate. Questo perché l'apprendimento viene visto come una capacità umana che accompagna ognuno di noi per tutta la vita e non come una caratteristica propria di una sola parte della nostra esistenza. Imparare infatti è un processo che inizia con la nostra nascita e non si arresta più, terminando solo con la nostra morte. Alcune persone invece pensano che ad una certa età smettiamo di imparare, ma non è così. E' vero però che alcune volte ci impigriamo e che le nostre capacità siamo un po' “arrugginite”. Il coaching allora da una parte aiuta a rimuovere questa ruggine, risvegliando quella capacità di apprendimento innata e presente in ognuno di noi; dall'altra aiuta ad utilizzare questa capacità per fare nostre le capacità dialettiche più potenti ed efficaci. Il tutto in modo semplice e naturale, risvegliando potenzialità presenti dentro ognuno di noi e che aspettano solo di essere tirate fuori ed espresse.

Come riesce il coaching in questo obiettivo? La risposta che dà la PNL che sta alla base del coaching da me praticato, è: attraverso il modellamento. Modellare significa osservare le persone che eccellono in un determinato campo (in questo caso la dialettica); quindi capirne i segreti, il loro modo di operare, i loro processi; infine, una volta appresi questi processi, insegnarli ad altre persone che in poco tempo possono acquisire le stesse capacità dei modelli originari.

Ovviamente la persona non ha solitamente né il tempo di osservare questi modelli né gli strumenti per individuare ed apprendere questi segreti e questi processi. E qui interviene il Coach. Il Coach, infatti, da una parte grazie ai propri studi ha fatto propria l'attività di anni osservazione e di modellamento svolta dai grandi della PNL (Richard Bandler, John Grinder, Robert Dilts, ecc.) e da coloro che li hanno seguiti. Dall'altra ha alle spalle anni di esperienza e di pratica che gli hanno permesso di affinare notevolmente questa attività di modellamento e di insegnamento. E' per questo motivo che con il Coach in poche sedute si raggiungono traguardi che, inseguiti da soli, richiederebbero anni di studi e di pratica. E' lo stesso motivo per il quale un tecnico è capace di installare una rete informatica molto complessa in poche ore mentre a noi occorrerebbero anni di studi e di esperienza prima di riuscire a farlo (e questo è il motivo per il quale ci avvaliamo dei professionisti per tanti campi della nostra vita).

Dal lavoro di modellamento è emerso nel corso degli anni come gli strumenti linguistici che portano una persona ad un elevato livello di dialettica sono molti e di svariata tipologia ma hanno una caratteristica in comune: sono semplici e di particolare efficacia. La PNL infatti si caratterizza proprio per questo: semplicità ed efficacia. E voglio darvi un esempio di questa semplicità ed efficacia parlando di alcuni di questi modelli linguistici. 

Prima di illustrare questi modelli occorre inserire una premessa molto semplice che è questa: questi modelli sono efficaci se vi è alla base un'attività di esercizio. E' un po' come imparare a guidare l'automobile. E' utile leggere le dispense ed i manuali; ma è poi indispensabile che l'istruttore della scuola guida vi aiuti ad esercitarvi concretamente. E poi, una volta presa la patente, dovrete continuare ad esercitarvi, altrimenti correrete il rischio di dimenticare ciò che avete appreso. Dopo un po' infine la capacità di guidare sarà diventata una parte di noi e quindi non ve la dimenticherete più. 

Nel coaching le cose funzionano allo stesso modo. Dapprima si apprendono certi modelli (e di seguito ne avrete alcuni esempi). Poi ci si esercita con un coach esperto in modo da apprenderli bene, senza errori o vizi che ne vanifichino l'efficacia. Quindi ci si esercita da soli per un po' di tempo. Dopo un po' di esercizio le nuove capacità apprese saranno diventate una parte di noi e quindi non ce le dimenticheremo più, come non ci dimentichiamo come si legano le scarpe o come si apre un porta. Le capacità dialettiche diventano una risorsa che possiamo usare a nostro piacimento ed in modo naturale e spontaneo. Una nuova parte di noi che ci ha arricchito.

Un primo esempio di tecnica dialettica, elaborato da uno dei grandi della PNL, Robert Dilts, è il modello “trasformare le critiche in domande”. Poniamo a titolo di esempio che ci venga posta una obiezione ad una nostra affermazione:

nostra affermazione: “Questa estate potremmo andare in vacanza al mare”
obiezione: “La vacanza al mare è troppo noiosa”

L'obiezione, che potrebbe esserci rivolta dalla moglie/marito, dal nostro compagno/a, da un amico/a, ecc., evidenza come l'altra persona esprime una decisa perplessità su di una nostra scelta.

Potremmo decidere di continuare a sostenere la nostra idea dicendo ad esempio “preferisco andare al mare, sono stanco/a di un anno di lavoro ed ho proprio bisogno di riposarmi” oppure “per una volta posso essere io a decidere dove andiamo?”. Di risposte di questo tipo ne possiamo individuare un'infinità, ma nessuna di esse è purtroppo produttiva. Il massimo che possiamo ottenere è di vincere, cioè riuscire ad andare al mare portando però con noi una persona insoddisfatta e scontenta. E' uno dei vecchi modi di intendere la dialettica.

Un secondo vecchio modo di reagire potrebbe essere cercare di convincere la persona. “Dai, il mare è bello, in fondo, e anche tu ti divertirai” oppure “tutti i nostri amici ci sono stati, non possiamo non andarci”. Questo tipo di dialettica, solo di poco più raffinato del precedente, potrebbe portarci a convincere l'altra persona. Ma non ha creato niente di nuovo. Non ha creato una nuova opzione dove le esigenze ed il punto di vista dell'altro siano rispettati. E' una vittoria di Pirro: la persona, anche se si mostrerà convinta, non sarà completamente a proprio agio al mare e prima o poi questo disagio verrà fuori, magari in un contesto completamente diverso.

Invece con la dialettica del terzo millennio e con il modello “trasformiamo le critiche in domande” la conversazione può essere spinta verso una direzione costruttiva ed appagante per entrambi. E' sufficiente individuare l'intenzione positiva dell'altra persona. L'intenzione positiva è presente in ogni critica e consiste nel valore che la persona vuole proteggere. Nel caso specifico dell'esempio la persona non vuole trovarsi in una situazione che la annoi. 

A questo punto, una volta individuata l'intenzione positiva, la si inserisce in una domanda che ha come inizio la parola “come”. Cioè:

nostra risposta: “come possiamo trovare una soluzione che permetta di andare al mare in modo divertente e non noioso?”

Come vedete lo schema dialettico è molto semplice. Dopo la parola “come” inseriamo sia la nostra esigenza (andare al mare) che quella dell'altra persona (divertirsi e non annoiarsi). Mettendole assieme in questo modo si aprono scenari molto interessanti.

Anzitutto la controparte avverte subito di essere compresa capita nelle proprie esigenze. Il nostro interlocutore si sente rispettato ed ascoltato. Questo genera un forte legame comunicativo (che in PNL si definisce “rapport”) ed una predisposizione a cooperare per un obiettivo nuovo e comune. 

Ancora più importante, la stessa affermazione apre la strada ad una esplorazione comune di soluzioni che, nel caso specifico, individuino una situazione di vacanza al mare che sia anche divertente. Possiamo così trovare insieme un posto di mare che abbia anche attività divertenti e ricreative, svaghi di vario tipo, iniziative culturali, sportive, ecc. Al posto di uno scontro o di una prevaricazione abbiamo invece una cooperazione per individuare un posto di vacanza che piaccia ad entrambi e che rispetti le esigenze ed i punti di vista di tutti. 

Riassumendo, il modello è molto semplice:

1) anzitutto abbiamo la critica: “la vacanza al mare è troppo noiosa”
2) poi individuazione dell'intenzione positiva dell'altro: “non annoiarsi”
3) infine la riformulazione di tale intenzione in una frase iniziante con “come”e che contenga anche la nostra esigenza: “come possiamo trovare una soluzione che permetta di andare al mare in modo divertente e non noioso?”


Un altro esempio di tecnica dialettica, sempre presa dal lavoro del grande Robert Dilts, è il modello “un altra conseguenza”. Ad esempio mettiamo il caso di dover rispondere ad una affermazione critica di questo tipo:

affermazione: “ieri sei stato tutto il giorno al mare e ti sei preso una scottatura che ti terrà a letto per un paio di giorni”

Risulta difficile replicare ad un'obiezione di questo tipo, specialmente se risulta essere vera. Quindi risposte del tipo “non è vero, domani mi alzerò lo stesso” oppure “non mi importa di stare a letto due giorni” o “ io come facevo a saperlo che il sole mi avrebbe scottato?” non otterrebbero un effetto dialettico rilevante. Con tutta probabilità l'altro ribatterà le nostre affermazioni e la discussione si concretizzerà in uno scontro sterile ed improduttivo.

Il modello in questione invece ci vuole fare porre una domanda: quale è una conseguenza positiva dell'affermazione dell'altro? Quale conseguenza della situazione espostami, conseguenza alla quale l'altro non ha pensato o che comunque non ha espresso, posso esprimere per dirigere la conversazione in una direzione costruttiva? 

Ragionando in questo modo nel caso specifico la risposta potrebbe essere:

“E' vero, starò a letto due giorni, ma in questo modo avremo tempo di chiacchierare un po' al telefono come non facciamo da anni”

In questo modo abbiamo spostato l'attenzione dell'altro dalla situazione problematica (la scottatura ti farà stare a letto per giorni) ad una conseguenza di detta situazione (in quei giorni potremo parlare al telefono come non facciamo da anni) nella quale vi sono effetti positivi per entrambi. Infatti il trovare tempo per parlare dopo che il lavoro e gli impegni ce lo hanno impedito per anni è una bella prospettiva che trasforma la conversazione in una cammino comune verso uno scenario condiviso da entrambi.

Riassumendo, il modello è molto semplice:

1) affermazione critica dell'altro: “ieri sei stato tutto il giorno al mare e ti sei preso una scottatura che ti terrà a letto per un paio di giorni”
2) individuazione di una conseguenza positiva a quanto ha affermato l'altro e che l'altro non ha messo in evidenza: “il fatto di avere tempo per stare al telefono come non facciamo da anni”
3) risposta basata su questa conseguenza positiva: “E' vero, starò a letto due giorni, ma in questo modo avremo tempo di chiacchierare un po' al telefono come non facciamo da anni”


Le forme dialettiche innovative sono ovviamente molte di più di quelle ora accennate e la loro casistica di applicazione, al di là dei semplici esempi riportati, risulta essere praticamente infinita. Già questi esempi evidenziano comunque come è molto semplice imparare a guidare una conversazione ed ad indirizzarla verso un orizzonte collaborativo e vincente per tutti. Il coaching mette a disposizione a tal proposito tanti strumenti efficaci e soprattutto un training rapido che porta a farli propri, diventando un breve tempo un conversatore ed un oratore di successo. 


Antonio Dondolini
Personal Coach
www.antoniodondolini.com

Time Management: l'arte di organizzare il proprio tempo

Il tempo, una risorsa preziosa che sfugge al nostro controllo. 

Se esiste una risorsa che rende tutti uguali e di cui tutti disponiamo allo stesso modo, questo è il tempo. La giornata del ricco è del povero è della stessa durata, appena ventiquattro ore, e nessuno può esercitare alcun potere su di esso. 
E’ sufficiente fissare per un attimo lo sguardo sull’orologio che portiamo al polso, sia esso un rolex in oro o un bieco plasticotto trovato nel fustino del dixan, per rendersi conto che ognuno di quei secondi sfugge al nostro controllo, e niente al mondo ci permetterà di recuperarlo. 
Quante volte si ripete a se stessi la frase “mi piacerebbe fare…ma non ho tempo.”, “se avessi più tempo potrei…”, ma come mai è così difficile trovare il tempo per iniziare un nuovo progetto come imparare una nuova lingua, frequentare un corso, iscriversi in palestra per buttar giù l’odiosa pancetta, mentre lo si trova facilmente per fare un giro di telefonate per organizzare una cena con gli amici, guardare una partita di calcio in tv, o, peggio, sonnecchiare un intero pomeriggio sul divano?
Attività piacevoli, queste ultime, non v’è dubbio, e a volte anche necessarie, ma forse poco proficue. Teoria ancor più valida, se a queste sussegue lo sconforto che assale chi, giorno dopo giorno, avverte l’amara sensazione di concludere poco, o nulla.
La domanda da porsi è allora questa: sono sicuro di impiegare il mio tempo nel miglior modo possibile? L’ovvia risposta è: no! 
Secondo il parere degli esperti, infatti, una cattiva gestione del tempo è la prima causa di scarso successo di qualunque progetto. Abbiamo chiesto a questi, quindi, di far luce su quello che in gergo viene definito “Time Management”, ovvero, la capacità di gestire e organizzare questa preziosa risorsa.

Cosa si intende per “Time Management”?
Risponde il Dr. Antonio Dondolini, Personal Coach e Tainer di Programmazione Neuro Linguistica

Il time management è un approccio nuovo e per molti aspetti rivoluzionario ad uno dei fattori più importanti della nostra esistenza: il tempo. 
Sino ad oggi il tempo è stato considerato soltanto come una delle molteplici variabili (ed una delle più importanti) che influenza la nostra vita in ogni suo aspetto. In questa visione il tempo veniva visto come un fattore limitante con il quale fare i conti, una variabile che potenzialmente, e spesso anche fattivamente, limita o addirittura impedisce i compiti e le attività umane nonché il raggiungimento di determinati obiettivi. Questa variabile sino ad oggi è stata subita passivamente; tuttalpiù si è lavorato per aumentare (o a seconda dei casi diminuire) il tempo a nostra disposizione (o quello necessario) per l'esecuzione di un determinato compito.
Con il T.M., invece, siamo di fronte ad una vera e propria rivoluzione copernicana nell'approccio al fattore tempo. Infatti con questo innovativo modello il tempo passa dall'essere una variabile limitante subita passivamente al diventare una preziosa risorsa da amministrare e coltivare. Una risorsa che, al pari della altre, concorre alla riuscita di un determinato compito o al raggiungimento di un particolare obiettivo. Una risorsa che deve essere coltivata e valorizzata che, opportunamente gestita, può realmente fare la differenza e permetterci di eccellere in un determinato compito o ambito della nostra vita.
Il T.M. è quindi prima di tutto un cambiamento di mentalità.


Perché è importante?
Risponde Sara Cicolani, Strategic Coach, Manager del Benessere®, ideatrice dei metodi Wellness & Holistic Coaching® 

Aiuta a trasformare le idee in realtà, ad imparare a gestire e programmare la lista di cose ‘da fare’, ad affrontare le situazioni ‘una per volta’, a progettare e raggiungere obiettivi in qualsiasi ambito della propria vita a breve, medio e lungo termine ed ovviamente molto di più.


E’un metodo utile per chiunque - ad es. una casalinga, un operaio, uno studente -, o è adatto solo a chi svolge un particolare tipo di lavoro che presume svariati impegni e scadenze?
Risponde la Dott.ssa Maria Donatella Stefanini, Medico chirurgo e Licensed trainer di PNL.

Nessuno ha impegni e scadenze più serrati di uno studente o di una casalinga: avete mai provato a preparare la colazione mentre vestite i bambini e lasciate la commissioni alla colf mentre mentalmente ripassate le commissioni da fare PRIMA di andare al lavoro? Il time management è utile per chiunque abbia a che fare con il tempo, e quindi per CHIUNQUE !


Quali sono i benefici di pianificare le proprie attività?
Risponde Tonino Borro, Corporate Coach in Programmazione Neuro Linguistica e Manager banca d'investimenti

La pianificazione nel tempo delle attività offre ad un individuo vantaggi concreti derivanti da un metodo. Nella sfera personale, l’individuo incrementa la sensazione di successo personale accrescendo l’autostima. Una corretta gestione del tempo permette un miglior bilanciamento tra impegni professionali e attività della vita privata, o ancora aumenta la consapevolezza della capacità di gestire specifiche situazioni critiche in rapporto al risultato atteso, mentre nell’ambito della propria cornice organizzativa il T.M. offre un modello che agevola la costruzione di una visione d’insieme più lucida, completa, ed evolve altri processi organizzativi della persona. Il metodo è applicabile in qualsiasi area dell’organizzazione degli obiettivi di vita importanti da conseguire. In ultima analisi, nel contesto professionale i vantaggi che si colgono sono quelli di accettare sfide con rinnovate energie, sviluppare un pensiero imprenditoriale costituendo la base per impostare l’accesso a nuovi percorsi di carriera. 

Cosa rischia chi non ha l’abitudine di organizzare il proprio tempo?
Risponde L’Ing. Giacomo De Candia, esperto di Peak Performance, formatore specializzato nell’area della Leadership

A mio avviso si corrono due rischi:il primo è che il proprio tempo venga “organizzato” dagli altri; il secondo rischio è che chi non organizza il proprio tempo otterrà meno risultati di quello che è il suo potenziale e sarà sempre “ad inseguire” gli eventi.

Risponde Federico Grianti Executive e PNL Coach
Il prezzo che paga chi non riesce ad organizzare il proprio tempo in modo efficace e produttivo e’ molto alto.La nostra vita scorre via veloce senza che noi riusciamo a mettere nella giusta priorita’ i nostri veri obiettivi e le cose importanti che vogliamo vivere. Riempiamo i nostri spazi di tempo con attivita’ inutili e non abbiamo spesso la forza di “guidare” le nostre attivita’.Il prezzo e’ lo spreco di una risorsa che non torna piu’.


E’ un elemento fondamentale per raggiungere i propri obiettivi?
Risponde Alessandro Luciani Amministratore Delegato Modulo Innovazione

Distinguerei l’organizzazione metodica della propria quotidianità dalla definizione degli obiettivi principali della propria vita. Nella gestione delle attività quotidiane una buona organizzazione aiuta a vivere meglio, mentre nel perseguimento dei propri obiettivi personali più che di organizzazione parlerei di determinazione. Il time management aiuta a determinare cosa è strategico ed essenziale da ciò che è semplicemente urgente.

Riguarda solo gli obiettivi a lungo termine?
Risponde Gianluca Gambirasio, Amministratore Olympos Group

No. Qual e’ il periodo di programmazione più importante in assoluto? Il giorno. Alla fine dell’anno il risultato generale non è altro che la somma dei risultati conseguiti ogni giorno. Programmiamo ed ottimizziamo attentamente ogni giornata di lavoro facendo tesoro della nostra agenda giornaliera come indispensabile strumento di supporto e di guida. Ogni giorno abbiamo sempre a disposizione: 24 ore, 1440 minuti, 86400 secondi
Il tempo è uguale per tutti. L’utilizzo che ne facciamo e i risultati che otteniamo dipendono solo da noi. Anche le attività ripetitive che ci richiedono solo pochi minuti ogni giorno, se viste nell’arco di un anno intero diventano intere giornate lavorative. Occorre sempre domandarci se il tempo che investiamo su un’attività valga la pena oppure no. Se ad esempio ogni giorno navighiamo in Internet per trenta minuti, significa che in un anno investiamo quindici giorni lavorativi del nostro tempo navigando in Internet (calcolo effettuato ipotizzando otto ore di lavoro al giorno). Riuscire a dedicare nell’arco di una giornata anche pochi minuti per portare avanti un progetto per noi importante, può sembrare poco ma se riusciamo a mantenere la costanza di farlo per un lungo periodo, avremo fatto sicuramente un gran passo avanti. È solo riuscendo a trarre il massimo da ogni nostra giornata lavorativa che possiamo ambire a raggiungere importanti traguardi.

Oggi più che mai si ritiene importante svolgere più attività contemporaneamente per sentirsi “produttivi”: l’esigenza di pianificare, e saper dare la giusta importanza alle priorità, è forse una necessità del nostro tempo?
Risponde Luca Stanchieri, responsabile didattico Scuola Italiana di Life Coaching

Il multitasking è sopravvalutato. Alcune ricerche hanno dimostrato che fare più cose contemporaneamente significa semplicemente essere distratti più volte contemporaneamente. Ogni attività complessa e creativa richiede attenzione, concentrazione, attribuzione di importanza, a meno che non sia routinaria. Elaborare una scala di priorità, creare spazi/tempo dedicati alle cose che facciamo, costruirci un’agenda significa dedicare e indirizzare, orchestrare e concentrare le nostre capacità attentive. L’efficacia di un’attività dipende dall’attenzione che gli dedichiamo.



Come fa l’individuo a stabilire cosa va fatto prima, o meglio, quali attività mettere in primo piano rispetto ad altre?
Risponde Andrea Di Gregorio, Business Consultant, Personal Coach e NLP trainer 

Secondo la mia opinione, tutto si basa sulla motivazione. Se c’è la motivazione si trova il tempo per fare ciò che si vuole e non si dimentica niente. La motivazione è poi fortemente legata ai valori, cui si relazionano le attività. Per esempio, se voglio andare a vedere la prima recita di mio figlio e mi trovo al lavoro con un’enorme quantità di cose da sbrigare, la scelta tra rimanere a terminare ciò che devo e correre da mio figlio dipende dalla posizione gerarchica cui il Valore ‘figlio’ sta rispetto il Valore ‘lavoro’. Se il primo occupa una posizione prioritaria nulla mi impedirà di assolvere il mio proposito, qualsiasi cosa possa accadere.Quando lavoro con un singolo o con un team, sul Time Management, svolgo fondamentalmente un lavoro sulla gerarchia dei valori, aiutando a comprendere che, una buona gestione del tempo, dipende essenzialmente da quanto si dà importanza alle cose della vita.

Qualcuno potrebbe essere in disaccordo con l’idea di avere una vita scandita da una tabella di marcia, ritenendo che questo modo di agire lo renderebbe simile ad un automa. Avendo una vita dettagliatamente programmata, non si corre il rischio di renderla grigia e noiosa?
Risponde Sebastiano Zanolli, manager e scrittore.

Di solito sono quelli che passano la vita a lamentarsi di avere poco tempo e di non riuscire ad essere o avere di più. Altri invece invidiano chi ci riesce. Ma il punto non è scandire il tempo. Il punto è avere tempo, e tanto, per fare ciò che ci piace. E in un mondo come quello che abbiamo scelto questo significa ottenere risultati in modo veloce. Tutto il resto sono chiacchiere.

Risponde Pietro Paolo Prudenzano Licensed Trainer, Executive & Business Coach

Anche io sono in disaccordo con l’idea di avere una banale tabella di marcia. Se riduciamo il TM ad una lista di impegni scritti su una bella e magari costosa agenda, allora si corre il rischio di vivere una vita grigia e noiosa. Time Management invece vuol dire vivere veramente il tempo, sia dal punto di vista professionale che privato.

Assodata l’importanza della corretta gestione del tempo, che comportamento dobbiamo assumere circa gli imprevisti?
Risponde Roberto Erario, Life e Business Coach

I piani sono fatti sulla carta, le azioni sul campo. E’ fondamentale che il concetto di flessibilità entri nelle nostre abitudini, e ciò si può fare in due modi: 1) riservandosi in fase di pianificazione dei “cuscinetti” ovvero dei margini di tempo per eventuali imprevisti; 2) avendo un approccio attivo, sempre pronti a riprogrammare le attività pianificate se si verificano imprevisti maggiori. 

Risponde Maxx Mereghetti, Trainer e Personal Coach
Nella vita siamo continuamente chiamati a scegliere, e spesso dobbiamo scegliere in situazioni di urgenza di fronte ad imprevisti.
Ci sono persone che scelgono fuggendo da ciò che non le fa stare bene e persone che invece scelgono inseguendo i propri sogni e cercando ciò che li realizza. Credo che sapersi creare delle alternative sia la soluzione per potere fare delle buone scelte. Senza alternative si rischia di rimanere con le spalle al muro. La caratteristica dell’alternativa è che deve essere creata in anticipo e deve rappresentare una vera e valida alternativa, non un ripiego.

Esistono molte pubblicazioni, più o meno valide, che trattano il tema del time management: è sufficiente leggere un buon manuale, o è necessario frequentare un corso specifico?
Risponde Monica Giordani, Coach in Programmazione Neuro-Linguistica

Pratica pratica pratica, se non metti in pratica puoi avere pagato i migliori trainer al mondo, letto i migliori libri, e non cambierà una virgola della tua vita!

Quali consigli si possono dare a chi volesse testarne l’efficacia, c’è un metodo semplice da poter sperimentare subito?
Risponde Alessandro Saramin, Personal Coach e Trainer in PNL

Certo, il metodo che segue non solo è semplice ed efficace, ma con un po’ di pratica può triplicare o più la produttività personale. Condizione necessaria è rispettare tutti i passi esattamente come sono presentati:
1. All’inizio della giornata identifica 1-3 risultati chiave che vuoi DAVVERO conseguire oggi, che PUOI REALISTICAMENTE conseguire e tali che se li conseguissi, potresti guardare indietro e dire: “WOW!”. Scrivili su un pezzo di carta o un post-it e tienili in vista per il resto della giornata.
2. Scegli uno dei tre risultati e chiediti qual è la singola azione più importante che puoi fare ora, che più di ogni altra ti avvicinerebbe a quel risultato. 
3. (Opzionale) Chiediti come potresti rendere quell’azione più divertente o eccitante.
4. Porta a termine l’azione scelta nel minor tempo possibile. Nel caso di imprevisti o interruzioni che richiedono la tua attenzione, occupati di essi e poi torna immediatamente a completare l’azione iniziale.
5. Una volta completata, ricomincia dal punto 2.

Intervista plubblicata su LiberoReporter 

COACHING, QUESTO SCONOSCIUTO

Pubblico di seguito un articolo che ho realizzato per la rivista LiberoReporter dedicato al coaching. E' un'intervista "multipla" nella quale ad ogni domanda risponde un professionista diverso.
Buona lettura.

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Obiettivi per il futuro: chi ne ha qualcuno?
Chi di noi, se interrogato all’improvviso, può sfoggiare con una certa sicurezza quali siano i propri, senza zoppicare tra una risposta generica e l’altra come avere più soldi, un lavoro migliore o avere una casa più grande? Quanti, vivendo alla giornata, sentono trascorrere i propri giorni nutrendo in se l’amara sensazione di non combinare nulla, convivendo giorno dopo giorno con quella strana percezione latente di avere delle risorse nascoste che, se soltanto messe alla luce, potrebbero dare risultati straordinari? 

Bene, in termini estremamente semplici, potremmo definire il coach come colui che riesce a far questo, ossia, far emergere il meglio di noi. Nella fattispecie, il suo intervento è mirato a stimolare la crescita della persona, rispettandone unicità e caratteristiche individuali. Un professionista dello sviluppo personale. 
Il coaching non é altro che il metodo di cui si avvale il coach per ottenere questi risultati. Il metodo è nato negli States alla fine degli anni 80, ma solo da qualche anno è approdato in Italia ad uso prevalentemente aziendale, sebbene un po’ alla volta se ne percepiscono i benefici personali. Da metodo si è trasformato in vera e propria professione, benché non ancora regolamentata dal punto di vista legislativo, malgrado le numerose scuole di formazione che ogni anno foggiano nuovi coach professionisti. 
Tutto ciò, però, ha generato grande confusione sull’intera “disciplina” del coaching. 
Al fine di chiarire tali dubbi, abbiamo deciso di avvalerci della consulenza dei diretti interessati: i coach. 

Cos’è il coaching?
Risponde il Dr. Antonio Dondolini, Personal coach e Trainer di programmazione neuro linguistica

Il coaching è una attività attraverso la quale una persona viene assistita da un professionista nel suo percorso di crescita e sviluppo personale. Utilizza modelli e tecniche a ciò finalizzate e che si caratterizzano per la rapidità e l'efficacia del percorso che il cliente si trova ad affrontare. E nell'affrontare questo percorso il coaching, a differenza di altre discipline, si caratterizza, per un “approccio generativo o di arricchimento”. Piuttosto che andare a scavare sul passato della persona per risolvere le sue problematiche di vita, il coaching si concentra sul futuro e sul presente, per individuare i modi con i quali la persona possa arricchire la propria esistenza valorizzando le proprie capacità personali e le proprie peculiarità. Non si guarda cioè alle cose che non vanno nella persona ma, al contrario, si cerca di far esprimere al cliente le sue potenzialità sino a quel momento inespresse. Parafrasando i grandi studiosi della PNL le domande al quale il coach da risposta sono “Come posso migliorare la mia vita valorizzando quello che ho e che sono adesso? Quali nuove capacità posso sviluppare? Quali obiettivi posso pormi per migliorarla e quali sono le tappe per raggiungerli?” 

A chi è rivolto?
Risponde la Dott.ssa Erika Crispino Psicologa, Psicoterapeuta e Life Coach

È utile, in via preliminare, specificare che il processo di coaching si rivolge sempre a persone “sane” che vogliono migliorare qualche aspetto della propria vita o raggiungere specifici obiettivi. Il coaching non è quindi assimilabile ad una psicoterapia o ad una consulenza psicologica.
Chiunque può rivolgersi ad un coach. Al coach può affidarsi l’imprenditore, il libero professionista, l’impiegato, lo sportivo, l’artista, lo studente ma anche la casalinga o il disoccupato. Ciò che accomuna tutti coloro che decidono di affidarsi all’esperienza di un coach, è la voglia di raggiungere i propri obiettivi, di rendere concreto e raggiungibile un proprio desiderio, di affrontare cambiamenti significativi nella vita personale o professionale, di potenziare le proprie capacità di prendere decisioni soprattutto per affrontare le situazioni in modo diverso, nuovo e creativo, in modo positivo ed efficace.

Riguarda un solo ambito della vita di un individuo, o serve a migliorare più aspetti contemporaneamente?
Risponde Livio Sgarbi Master Coach e fondatore della scuola per coach Ekis

Aumentare l’autostima, la fiducia in se stessi, eliminare le convinzioni limitanti, superare i blocchi e le paure, comunicare meglio e riuscire a focalizzare meglio la propria mente (alcuni dei classici benefici del lavoro di coaching) aiutano un individuo ad esprimere l’eccellenza e a migliorarsi, a prescindere dal settore di interesse per cui si è deciso di usufruire di un coach. Business, sport e vita di tutti i giorni si mescolano e si “contaminano” sistematicamente, tanto che è quasi impossibile trattare temi professionali senza attingere dalla vita privata e viceversa.

Esiste una differenza tra coach e motivatore, o sono due modi diversi di definire la stessa figura?Risponde L’Ing. Giacomo De Candia, esperto di Peak Performance,formatore specializzato nell’area della Leadership.
Il coach aiuta il coachee a trovare in se i motivi e le risorse interne ed esterne per agire, successivamente, in modo autonomo. È,quindi, una risorsa a disposizione del coachee che mantiene un ruolo attivo. Il motivatore, di solito è un protagonista ed il motivato no perché “si fa motivare”.

Cos’è la PNL?
Risponde il Dr. Antonio Dondolini, Personal coach e Trainer di programmazione neuro linguistica

E' una disciplina nata negli anni '70 negli Stati Uniti dal lavoro di due studiosi, Richard Bandler e John Grinder. La PNL si prefigge, attraverso l'osservazione del comportamento umano, di individuare modelli, tecniche e strategie per permettere alle persone di esprimere al meglio la propria personalità attingendo a nuove risorse, aumentando le possibilità di scelta e diventando sempre più libere. In questo si differenzia da altre discipline che hanno la pretesa più o meno dichiarata di voler insegnare alle persone cosa fare, cosa è giusto per loro. La PNL, al contrario, insegna solo un metodo con il quale ogni persona possa trovare la sua strada, la sua verità e le proprie risposte. In questo senso, parafrasando Richard Bandler, la PNL è libertà. E, possiamo aggiungere, se non c'è libertà, se cioè ciò che facciamo non aumenta le nostre possibilità di scelta ma semplicemente sostituisce una scelta con un'altra; bene, allora non stiamo facendo PNL ma qualcos'altro

Il coaching si basa su di essa, o è solo uno degli strumenti usati dal Coach?
Risponde Alessandro Mora, Trainer in PNL e Personal coach
La volontà che sta alla base della PNL è quella di individuare le persone che ottengono risultati straordinari nei loro campi, capire come fanno, organizzare queste informazioni e, infine, renderle disponibili alle altre persone. E’ una sorta di banca dati pratica per l’eccellenza. Più che uno strumento credo che la PNL sia un atteggiamento: la volontà di scoprire cosa funziona e cosa permette di ottenere migliori risultati. 

Uno degli scopi del coach, forse il più importante, è fornire ad un individuo gli strumenti pratici per superare i propri limiti e raggiungere dei risultati concreti: come mai troviamo grandi difficoltà nel far questo?
Risponde Andrea Favaretto Senior Trainer e Head Coach di HRD Training Group

A mio avviso per diversi motivi:uno è la poca conoscenza della figura del coach, che spesso viene associato allo psicologo con tutte le resistenze del caso. Un altro è che spesso la credenza comune è “se fosse così facile allora lo farebbero tutti” e questo limita molto il lavoro del coach stesso. Un altro è la poca propensione a uscire da schemi di pensiero o comportamentali (zona di comfort), in pratica spesso le persone pretendono di ottenere risultati differenti continuando a comportarsi e a pensare come hanno sempre fatto. 

Il coach fornisce gli strumenti che servono all’individuo affinché raggiunga i propri obiettivi.Spesso, però, proprio questo è lo scalino più difficile da superare, in quanto, poche persone hanno le idee chiare su cosa vogliono fare. Il coach può aiutare ad individuare i propri obiettivi, o quello è un percorso che bisogna fare personalmente a priori?
Risponde Laura Quintarelli della Federazione Italiana Coach

La definizione degli obiettivi è lo step iniziale di qualsiasi percorso di coaching professionale. Anche quando il cliente ha degli obiettivi già chiari in partenza il coach lo aiuta nella verifica degli stessi.

Chi volesse rivolgersi ad un coach, e seguire un seminario individuale o di gruppo, come fa a capire la validità del professionista? Ci sono dei parametri che possono essere analizzati prima, tipo attestati o licenze?
Risponde L’Ing. Giacomo De Candia, esperto di Peak Performance,formatore specializzato nell’area della Leadership.

Gli attestati e le licenze sono utili perché sono indice di un percorso formativo ma a mio avviso non sono sufficienti poiché non garantiscono una pratica consolidata. Se dovessi scegliere un coach chiederei referenze ed una sessione di prova anche per vedere se tra noi esistano affinità.

Che percorso formativo deve intraprendere un aspirante Coach? Serve una preparazione di base specifica (es: tecnica,umanistica), o lo si può fare comunque?
Risponde Luca Stanchieri, responsabile didattico della Scuola Italiana di Life Coaching

Come Scuola Italiana di Life Coaching chiediamo perlomeno una laurea breve in discipline umanistiche. Il coach oltre ad essere dotato di intelligenza sociale e autenticità, deve essere una persona colta, capace di grande apertura mentale,e una vera e propria passione per le persone. Ma poi deve essere in grado di possedere la metodologia del coaching, quindi deve seguire un corso specialistico che gli insegni il “mestiere”.

sabato 21 febbraio 2009

Introduzione

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Qui troverai gli strumenti forniti dai professionisti per aumentare le tue performance e raggiungere i tuoi obbiettivi.

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